MEDICO UROLOGO E ANDROLOGO

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Dott. Umberto Santaniello

"Ascoltare un paziente non richiede solo strumenti e nozioni mediche... bensì un ingrediente tanto semplice quanto raro da trovare... umanità"
(Umberto Santaniello)

 

Descrizione

La leucoplasia vescicale può essere la conseguenza di cistiti ricorrenti, in quanto l'epitelio vescicale si ispessisce e le cellule superficiali formano uno pseudo strato corneo che può favorire l’attecchimento batterico. La leucoplasia vescicale è una tra le lesioni bianche più comuni del cavo orale: si manifesta sotto forma di macchie o placche bianche, abnormemente cheratinizzate, non ascrivibili, né dal punto di vista clinico, né da quello istopatologico, ad alcun altro elemento causale se non al tabagismo. Considerata tale affermazione, qualsiasi altra lesione bianca di natura diversa dal fumo di tabacco (es. creata dal lichen planus o dal leucoderma) non può essere definita propriamente leucoplachia. In questo articolo affronteremo minuziosamente la diagnosi e le opzioni terapeutiche volte ad eliminare questa particolare condizione; ad ogni modo, è stato riscontrato che in molti soggetti, in concomitanza con la sospensione del fumo di sigaretta, il fenomeno regredisce spontaneamente, senza necessità di ulteriori trattamenti terapeutici.

Profilo clinico

Sono principalmente quattro le linee guida utili a tracciare un completo profilo diagnostico dei pazienti affetti da leucoplachia:

  • Aspetto clinico-morfologico: è importante differenziare le placche bianche omogenee, non omogenee o non specificate.
  • Presenza/assenza di displasia: la displasia delinea una composizione cellulare anormale, data da anomalie nel processo di replicazione delle cellule. La displasia dev'essere distinta in assente/lieve/moderata/grave o non specificata.
  • Localizzazione della lesione all'interno della cavità orale: la leucoplachia potrebbe coinvolgere tutto il cavo orale, sola alcune sedi (il pavimento orale o la lingua, per esempio) o, ancora, tutto il cavo orale eccetto lingua e pavimento.
  • Dimensioni: la leucoplachia dev'essere analizzata anche nelle sue dimensioni riferite al diametro. La placca, infatti, può avere un diametro inferiore ai 2 cm, compreso tra i 2 ed i 4 cm, oppure superare i 4 cm.

Profilo diagnostico

Le linee guida appena descritte non sembrano sufficienti a completare il quadro analitico-diagnostico della leucoplachia: infatti, dapprima il medico dovrebbe stendere una diagnosi provvisoria, in cui la leucoplachia non può essere correlata ad altri fattori eziopatologici all'infuori del tabagismo. Successivamente, la diagnosi completa e definitiva viene tracciata proprio in funzione delle cause patologiche scatenanti: in altre parole, si ricerca, tramite biopsia, l'eventuale agente infettivo, flogistico o traumatico responsabile della lesione. La diagnosi permette di distinguere le varie forme di leucoplachia: Leucoplachia piana omogenea, iperorto-cheratosi (o iperpara-cheratosi), Leucoplachia verrucosa, e Leucoplachia fissurata non omogenea con possibile eritro-leucoplasia (la classificazione è già stata discussa nell'articolo introduttivo della leucoplachia). Come abbiamo visto, nella diagnosi definitiva è indispensabile anche la valutazione istoptologica della leucoplachia, in cui s'individua un'eventuale iperortocheratosi, paracheratosi, acantosi o displasia, che potrebbe degenerare, quest'ultima, nelle forme più severe (tumore).

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